La Madre Terra affronta giorni bui. Il mondo sta attraversando la sua più grande crisi sociale, economica e politica causata dalla pandemia covid-19 che colpisce solo gli esseri umani, obbligando l’umanità a una profonda riflessione e a lottare per preservare la vita. Anche noi indigeni, così come i bianchi, soffriamo e siamo vittime di questo virus che ha già stroncato migliaia di vite sul pianeta.

È tempo di riflettere sul modo di vita che abbiamo condotto fino ad oggi perché le varie crisi ambientali, come il riscaldamento globale e la forte deforestazione, sono state il presagio di ciò che stiamo vivendo oggi: erano gli avvertimenti della madre terra che il nostro modo di vivere deve essere ripensato e che è ora di praticare la solidarietà.

Per il Brasile e per il mondo questa guerra virale puó essere nuova, ma non lo è per i popoli indigeni. La conosciamo già perché siamo stati vittima di queste malattie utilizzate strategicamente durante l’invasione del Brasile per sterminare i nostri popoli, la nostra identità e il nostro stile di vita.
In Brasile stiamo attraversando giorni difficili, di grande tristezza e numerose crisi. Sono già più di 10.000 le vite stroncate, tra cui 64 le vittime indigene, a causa della negligenza e dell’assenza di politiche pubbliche in grado di combattere la pandemia e preservare la vita.

Non sono solo numeri, sono persone, sono ricordi e storie Apurinã, Atikum, Baniwa, Baré, Borari, Fulni-ô, Galiby Kalinã, Guarani, Hixkaryana, Huni Kuin, Jenipapo Kanidé, Kariri Xocó, Kaingang, Karipuna, Kokama, Macuxi, Mura, Munduruku, Pandareo Zoro, Pankararu, Palikur, Pipipã, Sateré Maué, Tariano, Tembé, Tikuna, Tukano, Tupinambá, Tupiniquim, Warao e Yanomami, tutti colpiti dalla pandemia!

L’attuale crisi politica in Brasile, oltre ad accentuare le ombre sul nostro sistema democratico, mostra il volto crudele del fascismo in marcia che divide il paese in due poli: da una parte coloro che difendono la vita e dall’altra coloro che difendono solo il sistema economico, il latifondo, il land grabbing (accaparramento di terre) che sono le basi storiche del razzismo e delle disuguaglianze sociali ed economiche.
L’elite genocida responsabile della diffusione del fascismo e dell’autoritarismo in corso in Brasile, rivela il proprio razzismo istituzionale usando la strategia di sottostimare i casi e minimizzare gli impatti di questa crisi sanitaria che colpisce fortemente le popolazioni indigene e il popolo brasiliano.

Per mezzo di procedure burocratiche si sta ostacolando l’autodichiarazione, come nel caso dei kokama, nella regione amazzonica, a cui è stato chiesto se fossero effettivamente indigeni, chiedendo la presentazione del loro RANI, cioè l’identità degli indigeni. As altri invece è stato negato l’accesso agli aiuti alimentari, come nel caso del popolo Kaingang, a cui è stato chiesto non solo di comprovare la reale necessitá di cibo ma anche la propria identitá indigena, mettendo in rischio la loro sicurezza alimentare e il loro isolamento sociale.

È chiaro che lo Stato brasiliano crea barriere per impedire la garanzia dei diritti indigeni e persegue deliberatamente una politica genocida come dimostra palesemente il progressivo smantellamento del SESAI – Segretariato speciale per la salute indigena promosso dal governo Bolsonaro; la mancata assunzione di professionisti di salute indigeni e l’indebolimento del controllo sociale tramite l’estinzione del Forum dei presidenti dei consigli sanitari indigeni distrettuali (Condisi) e i tagli di bilancio. Sono tutte misure che tese a smantellare la politica sanitaria indigena.

Piú di 30 gruppi etnici sono stati colpiti dal covidi-19 con numerosi decessi in tutto il territorio nazionale, per la maggior parte sono anziani, i nostri tesori viventi, la nostra fonte di preservazione ancestrale e culturale.

La decisione di sospendere le demarcazioni di terre indigene; l’indebolimento delle attribuzioni costituzionali della FUNAI (Fondazione Nazionale Indigena) attraverso il provvedimento IN 09/2020; la militarizzazione del comando di organi di controllo ambientale attraverso il decreto 10.341 / 2020; gli attacchi alla foresta promossi dal Ministro dell’Ambiente; l’avanzata dell’estrattivismo illegale e le azioni delle milizie rurali che causano incendi e invasioni illegali in Amazzonia, stimolate da questo governo, sono fattori che contribuiscono direttamente alla fragilità nei territori indigeni e sono responsabili dell’intensificazione dei conflitti fondiari nel paese. Queste misure hanno aumentato la deforestazione in Amazzonia e hanno reso la nostra biodiversità vulnerabile in tutto il paese.

Esistono diverse difficoltà da affrontare nella lotta contro il covid 19 nei territori indigeni: scarsità di acqua potabile per garantire le misure sanitarie raccomandate dall’OMS; trasporto per i casi più gravi; spostamento nelle aree urbane per poter ritirare gli aiuti di emergenza, ecc.
Ci sono molte sfide di fronte all’enorme crisi umanitaria e civile. Siamo decisi e determinati come i nostri antenati che, per più di 520 anni, hanno resistito e lottato per il diritto alla terra, contro varie dittature e altre epidemie, i proiettili del latifonisti e il tentativo di cancellare le nostre culture e i nostri costumi.

In tempi di pandemia, la lotta collettiva e la solidarietà che si risvegliano nel mondo saranno complete solo con la partecipazione delle popolazioni indigene.
Articolazione delle popolazioni indigene del Brasile, (APIB).
Brasile, 9 maggio 2020.